Roma, Outdoor Urban Art Festival 2014. La street art si sposta al chiuso

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Gli spazi sono quelli dell’Ex Dogana nel quartiere San Lorenzo a Roma e gli artisti provengono da tutto il mondo: Italia, Francia, Norvegia, Sudafrica, Grecia, America e Giappone.

Sette padiglioni, uno per nazione, in una struttura dismessa dal 2010, hanno ospitato dal 25 ottobre al 22 novembre le installazioni e le opere di 15 street artist, in occasione dell’Outdoor Urban Art Festival 2014, un progetto dedicato all’arte urbana, promosso come ogni anno (dal 2010 ad oggi) dall’agenzia creativa NUfactory. Coniugando arte, musica, conferenze, proiezioni di documentari ed eventi collaterali, la rassegna ha coinvolto il pubblico a 360° offrendo agli spettatori la possibilità di ammirare le opere e di riflettere su questo movimento, spesso lontano dall’essere considerato arte.

Le novità – Quest’anno, per la quinta edizione del festival, intitolata Moving Forward, gli artisti hanno accettato una duplice sfida: spostarsi da Ostiense (VIII Municipio) a San Lorenzo (II Municipio) e “muoversi” dall’esterno all’interno, in uno spazio chiuso di ben 5.000 metri quadrati.

“Abbiamo lanciato agli artisti – ha spiegato la curatrice della mostra Antonella Di Lullo – la sfida di farli relazionare con superfici molto grandi e fargli percepire uno spazio diverso, in parte inusuale per andare oltre le etichette di street art. In questo caso non avevamo una strada, quindi mancavano tutte le componenti esterne, come ad esempio la scoperta casuale di un’opera d’arte da parte degli abitanti del quartiere. Qui il pubblico doveva venire per scelta”.

In questo senso, Moving Forward rappresenta, oltre al movimento fisico da un quartiere all’altro e dall’aperto al chiuso, anche il movimento che lo spettatore deve compiere per oltrepassare la soglia della dogana ed esplorare un luogo abbandonato, recuperato temporaneamente attraverso l’uso di colori, luci e materiali, ma già di per sé suggestivo e ricco di storia. L’Ex Dogana, un tempo fulcro dell’attività economica e produttiva del quartiere, è stata costruita nel 1925. Una volta, i suoi padiglioni erano utilizzati per il deposito e lo smistamento delle merci. Dunque, “Il luogo scelto non è un semplice contenitore, ma diventa esso stesso un contenuto al pari delle 15 opere presenti”.

Moving Forward indica anche un movimento emozionale, perché l’arte colpisce il pubblico, e mentale: “L’idea del festival, fin dalla sua nascita, è sempre stata quella di andare ben oltre i muri dipinti e disegnati – ha chiarito la curatrice – L’obiettivo è portare la riflessione degli spettatori e degli artisti stessi al di là della materialità del muro, così da vedere l’opera in tutta la sua complessità, a partire dal luogo in cui viene realizzata fino al messaggio che vuole trasmettere”.

In realtà, l’espressione “Andare avanti” non è una novità assoluta, come ha tenuto a precisare: “Già dall’anno scorso c’era l’idea di un volersi muovere, di un voler cambiare e rigenerare il festival”.

I padiglioni – A ogni Nazione è stato affidato un diverso ambiente, proprio come accade alla Biennale di Venezia. E in parte si è trattato di una provocazione: “Sul territorio abbiamo numerose ambasciate e abbiamo pensato che creare delle relazioni con loro e organizzare lo spazio in questo modo sarebbe stato stimolante a livello culturale”. È proprio in collaborazione con le Ambasciate e gli Istituti di cultura stranieri che Outdoor ospita artisti provenienti da tutto il mondo.

Gli artisti – Ma all’interno del complesso industriale, uno spazio è stato destinato anche all’incontro tra due diverse nazionalità. È il caso dell’Italia e del Sudafrica e, in particolare, di due giovani street artist (TNEC romano e Jack Fox di Cape Town) provenienti da mondi diversi, ma appartenenti alla stessa generazione: “In quel caso sono saltate le connotazioni geografiche – ha spiegato la curatrice – Volevamo portare le esperienze e le ricerche dei più giovani per capire quali nuove tendenze stanno emergendo”. Entrambi hanno disegnato a mano libera senza ricorrere a stencil. Nel caso di Tnec, il giovane artista si è servito di proiezioni.

Le tecniche – L’Outdoor Urban Art Festival 2014 ha dato spazio a tante tecniche diverse proprio “per dare l’idea di non parlare solo di street art, bensì di arte facendo cadere le etichette che possono portare a una certa confusione e a pregiudizi nei confronti di questo movimento artistico”, ha spiegato la Di Lullo.

L’importanza dell’effimero – In ogni caso, la mostra è stata un evento temporaneo destinato a non durare nel tempo. Così, anche i murales, i disegni e le installazioni presenti all’interno dell’ex stabilimento di San Lorenzo potrebbero non durare a lungo in vista di una riqualificazione dell’Ex Dogana.

Ma è lo stesso movimento della street art ad avere in sé la caratteristica dell’effimero, nonostante un maggiore riconoscimento negli ultimi anni abbia portato gli artisti a realizzare grandi opere sempre più permanenti. Come ha aggiunto la curatrice, “la sifda ulteriore è stata tornare a parlare dell’effimero, ovvero di quello che accade in strada con la stratificazione, dove se si crea un’opera questa rischia di essere ricoperta. Nell’Ex Dogana volevamo riproporre questa prospettiva”.

Come cambia la Street Art – “La street art è una forma d’arte in parte diversa dalle altre, perché è estremamente pubblica – ha concluso – Nasce in strada e coinvolge tutti, sia l’appassionato sia il non appassionato. E molti interventi sono ancora del tutto spontanei e non si limitano necessariamente all’esposizione in un museo. Sicuramente c’è una crescente attenzione da parte del pubblico, anche perché, quando aumentano gli interventi in città, l’occhio si abitua a vederli”.

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