Street art Caravane Festival 2016, l’arte di Okuda San Miguel in Marocco

La chiesa di Youssoufia, dipinta dall'artista. Foto ripresa dal sito Moroccoworldnews.com

La chiesa di Youssoufia, dipinta dall’artista. Foto ripresa dal sito Moroccoworldnews.com

Una cittadina dell’entroterra marocchino, una chiesa abbandonata da tempo e uno street artist spagnolo. A Youssoufia, in occasione dello Street art Caravane Festival 2016, un evento promosso dal British Council, c’era anche Okuda San Miguel. L’artista, originario di Santander e famoso in tutto il mondo, in pochi giorni ha ridipinto una chiesa in disuso, dando vita ad una vera e propria opera d’arte, in perfetta sintonia con l’edificio.

Giallo, rosso, verde, azzurro. Come su una tela, usando tanti colori accesi e servendosi di figure geometriche per riprodurre immagini astratte o personaggi reali, l’artista ha voluto rappresentare i concetti di libertà e oppressione. “11 Mirages to the freedom” (11 Miraggi alla libertà) è il nome del progetto, proprio come le 11 facciate della chiesa. Tra una tonalità e l’altra, lo street artist regala alla città una buona dose della sua creatività e uno spunto di riflessione. Da una parte, ritrae gli animali: un orso, un leone e un uccello che spicca il volo (in segno di libertà). Dall’altra, ritrae dei volti, sovrastati dalle sbarre delle finestre che diventano gabbie (in segno di oppressione).

Non è la prima volta che Okuda avvicina la sua arte a questo tipo di edifici. Alcuni mesi fa, infatti, nella sua Spagna, aveva ricoperto di murales l’interno di una vecchia chiesa sconsacrata, trasformata in uno skate park, Kaos Temple. Si tratta della chiesa di Santa Barbara, in Llanera nelle Asturie, abbandonata per anni e riportata ad un nuovo splendore grazie all’intervento del collettivo locale “Church Brigade”, alla bravura di Okuda che ha ridipinto le pareti e il soffitto, e al supporto di RedBull.

Lo street artist non è nuovo neanche all’uso di figure geometriche. Nel suo lavoro, queste architetture multicolore si fondono quasi sempre con forme organiche, corpi senza identità, animali senza testa, simboli che incoraggiano la riflessione. Così, le sue opere, come spiega lui stesso sul sito ufficiale, “sollevano spesso contraddizioni circa l’esistenzialismo, l’universo, l’infinito, il senso della vita, la falsa libertà del capitalismo, e mostrano un evidente conflitto tra la modernità e le nostre radici. In ultima analisi, tra l’uomo e se stesso”. Con un linguaggio molto simile, tra le strade del Marocco, un altro sito trascurato riprende vita attirando l’attenzione di passanti e turisti.

Una facciata della chiesa di Youssoufia. Foto ripresa dal sito Designboom.com

Una facciata della chiesa di Youssoufia. Foto ripresa dal sito Designboom.com

I lavori dell’artista sono presenti in tutto il mondo, non solo per le strade, ma anche nelle gallerie d’arte. Dall’India al Mozambico, dagli Stati Uniti al Giappone, dal Cile al Brasile, passando per Perù, Sud Africa, Messico e Italia. Tuttavia, la Spagna è il luogo in cui Okuda si è avvicinato per la prima volta alla street art. Prima dipingendo nelle fabbriche abbandonate e nelle stazioni, poi studiando Belle Arti a Madrid. Qui, ha iniziato a perfezionare e definire meglio il suo lavoro, ispirandosi ad un tipo di surrealismo che definisce “Pop”.

Oltre ad Okuda San Miguel, anche altri artisti hanno partecipato al festival della street art tra le strade del Marocco. Tra loro, l’italiano Pixel Pancho, che ha rappresentato due uccelli robotici lasciando invariato lo sfondo.

La rassegna si svolge a Youssoufia, una cittadina di circa 64.000 abitanti, situata nell’omonima regione, a 100 km da Marrakech.

* Le immagini presenti in questo articolo sono riprese dai siti: moroccoworldnews.com e designboom.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.