Macchina fotografica, google maps e via!
Chi non vive a Milano, e spesso anche chi ci vive, è convinto che sia una città triste e grigia. Ma non è così. Basta avere una buona dose di curiosità e un po’ di tempo libero per scoprire che, in realtà, i colori si trovano dappertutto e nemmeno troppo nascosti.
Per questo, nella mia ultima tappa milanese, ho deciso di andare in giro per alcune vie della street art, consigliate da una mia amica (che da qualche anno si è trasferita nella Capitale). Credo di aver visto solo una piccolissima parte di quello che la città ha da offrire agli appassionati di murales e graffiti, ma ci saranno altre occasioni per arricchire la galleria fotografica.
Le zone che ho visitato sono: il Leoncavallo, viale Edoardo Jenner e Corso di Porta Ticinese. Le prime due si trovano nella parte nord della città, l’ultima nella parte sud. Ma Milano è piccola e i mezzi funzionano come in ogni città europea che si rispetti. Quindi, prendere il tram è quasi divertente e gli spostamenti da una parte all’altra della città non richiedono più di mezz’ora.
Il Leoncavallo, nato nel 1975 come centro sociale, da qualche anno è stato rinominato Spazio pubblico autogestito. Dopo aver cambiato diverse sedi, oggi si trova in via Antoine Watteau (da Corso Buenos Aires si può prendere la linea 81 in direzione Sesto Marelli, fino alla fermata via De Marchi via Delle Ande) ed è un punto di ritrovo per molti giovani. Qui, infatti, si organizzano concerti, serate e durante la settimana sono previste tante attività diverse, tra corsi e laboratori. I muri che circondano la struttura sono tutti ricoperti di murales.
Chiacchierando con alcuni artisti, incontrati sul posto, ho scoperto che sul sito del Comune di Milano è disponibile una mappa del centro, per localizzare i muri liberi in città. Il progetto, chiamato appunto “Muri liberi”, è nato nel luglio del 2015 dalla volontà del Comune di far conoscere l’arte di strada. Cavalcavia, muri di recinzione, sottopassi di proprietà o gestiti dall’Amministrazione comunale, ma anche muri che appartengono ed enti e società. Sono tanti gli angoli abbandonati che riprendono vita grazie alla creatività e alla fantasia. L’iniziativa permette agli artisti di esprimersi e dà alla collettività la possibilità di ammirare delle opere d’arte a cielo aperto e di segnalare dei nuovi siti.

Via Antoine Watteau
Così, mi sono ritrovata a parlare con questi tre ragazzi svizzeri, Zopa, Spez e Josh. Arrivati a Milano, armati di bombolette e schizzi, hanno scelto su internet il loro muro bianco, su cui realizzare un murales rosso, verde e blu. “Siamo arrivati qui in macchina – mi racconta Josh – Oltre a questo muro ne abbiamo trovati tanti altri disponibili, che possiamo dipingere legalmente, e abbiamo segnato tutte le vie per andarli a vedere”.
Riprendendo l’autobus 81 nella direzione opposta e scendendo alla fermata Sondrio, si aspetta il 91 che porta direttamente davanti ad un’altra via della street art. Tra i murales di viale Jenner, uno in particolare ha attirato subito la mia attenzione. Si tratta del “Tango d’amore”, al civico 44. Un uomo e una donna ballano su un prato, sembrano affiatati e innamorati. Sullo sfondo, sono raffigurate delle colline e degli alberi.
Tornata a Roma, ho scoperto che l’opera ha un significato ben preciso. L’idea è nata nel 2014, nell’ambito di una campagna comunicativa voluta dall’Asl di Milano, con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dell’Hiv e delle malattie sessualmente trasmissibili. E con lo scopo di promuovere un nuovo servizio di prevenzione. Il murales, visibile sul muro esterno degli uffici Asl, è stato realizzato dallo street artist, Cristian Sonda, in circa 20 giorni e vuole trasmettere un messaggio “di affettività, ma anche di rispettabilità”. Segno che l’arte di strada può servire, non solo per decorare uno spazio urbano, ma anche per rendere più consapevoli i cittadini.

Viale Edoardo Jenner, n.44
Dal lato opposto della città, è possibile fare un’altra scorpacciata di colori.
Corso di Porta Ticinese si trova alla fine di via Torino, una delle strade dello shopping sfrenato milanese. In questo caso, non avendo con me una macchinetta fotografica, ho dovuto usare il mio telefono. L’orario migliore per scattare delle foto in questa zona è dopo le 19:30, quando i negozi iniziano a chiudere e le serrande si abbassano, mostrando le opere degli street artist. Così, trovo un bambino che spia i passanti, un omaggio a uno scrittore scomparso e il volto di una donna.
Ma c’è spazio anche per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati uccisi nel 1992 (l’anno delle stragi di mafia, di cui i libri di storia non parlano mai abbastanza). “Dedicato a Falcone e Borsellino e non c’è niente da aggiungere”, si legge sulla facciata di un palazzo. I murales ricoprono i portoni e i muri fino alla nuova Darsena (tra i Navigli e Porta Ticinese), abbellendo tutta la zona.
Perché la street art, nonostante i dubbi di qualche critico, si può considerare arte. E a Milano, nonostante la nebbia, ci si può sentire a casa.
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