Murales, non muri: gli studenti di Gaza disegnano il loro futuro

Foto © Fakhoora

Foto © Fakhoora

Immaginate di tornare bambini. Ora, immaginate di tornare a scuola, alla fine dell’estate, dopo un conflitto durato 50 giorni e di trovare la vostra aula distrutta. I banchi impolverati, le finestre rotte, le lavagne a terra, le pareti crollate. È l’esperienza che hanno vissuto, in prima persona, migliaia di studenti palestinesi di diverse età, nella Striscia di Gaza, nel settembre del 2014.

Oggi, a più di due anni di distanza dai bombardamenti israeliani che hanno raso al suolo molte scuole e abitazioni*, quegli stessi studenti tornano, per quanto possibile, a sorridere, grazie ai colori e all’arte dei graffiti.

Foto © GUCC - General Union of Cultural Centers

Foto © GUCC – General Union of Cultural Centers

Il progetto, che prevede di ridipingere le scuole di Gaza realizzando dei murales, è inserito nel programma “School Beautification”, supportato dall’Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) in collaborazione con il Ministero palestinese dell’Educazione e l’Unione Generale dei Centri Culturali. I finanziamenti provengono dal Fondo per lo Sviluppo del Qatar, attraverso il programma educativo Fakhoora (iniziativa dell’Education Above All Foundation del Qatar). L’associazione Fakhoora, impegnata a fornire corsi di formazione agli studenti di Gaza, prende il nome proprio da una scuola della Nazioni Unite, costruita nel campo profughi di Jabaliya e teatro di un violento attacco da parte di carri armati israeliani nel 2009.

In tutto, sono 145  le scuole medie coinvolte nell’iniziativa, per un totale di 1.450 studenti (10 per ogni scuola). Scelti tra 85.000, questi ragazzi hanno ricevuto, da artisti locali e insegnanti, una formazione specifica nel campo dell’arte e delle tecniche avanzate di pittura dei murales. Finora, i giovani artisti palestinesi hanno realizzato oltre 350 graffiti, all’esterno delle loro scuole, nel Nord e nel Sud della Striscia.

Ridare speranza agli studenti valorizzando l’arte e la creatività, attraverso l’utilizzo di materiale riciclato e usando diversi disegni e figure per raccontare delle storie, è questo l’obiettivo del progetto. E i ragazzi hanno risposto con entusiasmo, rappresentando a colori la loro idea di futuro e le loro speranze e trasmettendo dei messaggi di pace. Così, le scuole stanno riprendono lentamente vita e i giovani si stanno riappropriando della loro quotidianità, nonostante i traumi della guerra.

Ma il progetto non prevede solo la decorazione delle scuole. L’Unicef, infatti, sta lavorando insieme al Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, per ricostruire una scuola distrutta e ristrutturarne altre 17. E anche in questo caso, l’organizzazione ha voluto coinvolgere i giovani, per capire quali fossero le loro esigenze. Quasi tutti hanno espresso il desiderio di entrare in una scuola che potesse essere come una seconda casa: con delle tende, la giusta luce, un ambiente caldo d’inverno e fresco d’estate, delle lavagne nuove, delle finestre con i vetri per sentirsi al sicuro e delle aule più grandi. Così, gli operatori stanno lavorando per rendere tutti gli spazi comuni più confortevoli e sicuri.

Foto © GUCC - General Union of Cultural Centers

Foto © GUCC – General Union of Cultural Centers

Purtroppo, nelle scuole danneggiate l’ambiente di apprendimento è negativo e questo influisce sulla capacità degli studenti di concentrarsi. Prima dell’ultimo conflitto, il sistema educativo nella Striscia di Gaza era stato fortemente compromesso dall’occupazione. Oggi, secondo le stime dell’Unicef, quasi due terzi delle scuole operano su due turni di lezioni, le classi sono sovraffollate, si è ulteriormente accorciata la durata delle lezioni ed è aumentata la violenza tra gli studenti.

Al di là delle difficoltà, questo progetto è la dimostrazione di come sia possibile ricostruire l’identità dei ragazzi passo dopo passo, ripartendo proprio dal luogo in cui i giovani si incontrano e imparano a conoscere il mondo, la scuola.

 

*Durante l’operazione denominata Protective Edge, condotta tra l’8 luglio e il 26 agosto 2014 contro i guerriglieri di Hamas, l’aviazione militare israeliana ha bombardato indiscriminatamente la Striscia, comprese case e scuole, lasciando i segni evidenti del suo passaggio.

Il bilancio del conflitto, in termini di vite umane, è stato tragico. Le vittime a Gaza furono oltre 2.000. I feriti circa 11.000. Da parte israeliana, si registrano 70 morti (di cui 6 civili) e centinaia di feriti. I numeri fanno rabbrividire se pensiamo ai bambini palestinesi coinvolti nel conflitto: 500 persero la vita, 3374 rimasero feriti, tanti con invalidità permanente, e  oltre 1500 rimasero orfani (fonte Unicef).  Centinaia di migliaia subirono dei traumi psicologici.  Tragico fu anche il numero degli edifici rasi al suolo o danneggiati: circa 18.000 case della Striscia furono distrutte e oltre 37.000 risultarono inagibili, mentre 258 scuole riportarono danni, minori, parziali o gravi.

Oggi, la Striscia di Gaza, una delle zone più densamente popolate al mondo, con 1,8 milioni di abitanti, è ancora sottoposta al controllo israeliano, con restrizioni nell’ingresso delle merci, nell’accesso all’energia elettrica e con strutture sanitarie e idriche inadeguate. 

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