Da Milano a Gaza: un laboratorio di aquiloni per volare oltre i muri

Carta velina, colla liquida, pennelli, matite e bastoncini. Bastano pochi materiali per costruire un aquilone. Basta qualche parola per spiegare ai bambini che non tutti hanno gli stessi diritti. Basta un po’ di immaginazione per volare oltre i muri e portare un messaggio di pace ai ragazzi della Striscia di Gaza.  È quello che ha provato a fare l’associazione, Amal bambini per la pace – onlus, lo scorso 25 febbraio, durante un Laboratorio di disegni e aquiloni, ospitato all’interno del Museo Diocesano di Milano.

L’attività è stata proposta nell’ambito dell’iniziativa “Restiamo umani. I bambini e i ragazzi di Gaza raccontano la guerra”, organizzata dalle associazioni Vento di Terra, Parallelo Palestina e Assopace Palestina. Un’intera settimana, dal 21 al 26 febbraio, dedicata ai minori palestinesi, per ricordare, partendo da una mostra con i loro disegni, quali sono le condizioni di vita nella Striscia di Gaza. Il territorio palestinese, di fatto, è ancora oggi sottoposto al controllo dello spazio aereo, marittimo e terrestre da parte di Israele.

Il Laboratorio ha coinvolto mamme, papà e bambini di diverse età, per una mattinata all’insegna del divertimento, ma anche dell’educazione ai diritti. Tra loro, c’erano alcuni bambini (provenienti da Siria e Afghanistan) ospitati in un centro di accoglienza milanese, accompagnati da alcune volontarie della struttura.

Grandi e piccoli hanno seguito con attenzione le indicazioni di Alessia Manera, educatrice e volontaria dell’Associazione, e in poco tempo gli aquiloni hanno preso forma. Prima, è stata creata la struttura, usando lo spago e dei bastoncini, facilmente reperibili nei negozi di costruzioni. Poi, ogni bambino ha scelto un foglio di carta velina del colore che preferiva, l’ha posizionato sotto la struttura, ripiegandolo e incollandolo fino a creare i quattro lati. Alla fine, usando lo spago, i piccoli, sempre con l’aiuto dei genitori, hanno attaccato delle strisce di carta su tre punte dell’aquilone, per dargli stabilità durante il volo.

“E lì c’è un aquilone già pronto – ricorda Alessia alla fine del laboratorio – Aspetta i vostri disegni da mandare ai bambini di cui abbiamo parlato prima. L’aquilone raccoglie i disegni e con un volo li porta lì”. Un volo solo immaginario. Ma i bambini si sono impegnati a disegnare e a scrivere su un foglio il loro messaggio, destinato ai piccoli di Gaza che vivono dall’altra parte del Mar   Mediterraneo.

“La mostra di disegni può essere attraversata non solo dagli adulti. Da qui, l’idea di un laboratorio di disegni e aquiloni che potesse intercettare i bambini di Milano e proporre loro una prospettiva diversa sulla situazione in Palestina”, spiega Alessia.

E la prospettiva è proprio quella dell’aquilone. “In Palestina, l’aquilone è un modo per volare oltre il muro e per farsi vedere all’esterno. È l’unica cosa che può salire in alto – prosegue Alessia – Non lo possono fare le scale, non lo si può fare arrampicandosi. Non solo perché è un muro piatto, alto otto metri che circonda buona parte dei territori, ma anche perché è sorvegliato”.

In questo caso, l’aquilone diventa lo strumento in grado di creare una connessione tra i bambini italiani e quelli di Gaza. Una connessione che va ben oltre le barriere. E un semplice laboratorio può rivelarsi l’occasione giusta, oltre che per stare insieme, anche per affrontare temi delicati, nonostante la giovane età dei partecipanti.

“Non c’è qualcosa che un bambino non possa capire – sostiene Alessia – Durante il laboratorio, abbiamo raccontato dove vivono i bambini che hanno realizzato i disegni. Abbiamo spiegato che in quel posto c’è la guerra e che da quel posto non possono uscire perché c’è un muro. Parlare ai bambini dei conflitti, finché li si racconta in termini che loro possono affrontare, non è un problema”.

E ci sono minori che la guerra la conoscono bene, perché l’hanno vista con i loro occhi. È il caso di una ragazza siriana, che dopo aver costruito il suo aquilone decide di disegnare l’Italia, la Siria e la Palestina e di riempire i contorni con i colori delle rispettive bandiere. Il suo messaggio, scritto in italiano e in arabo, è diretto e semplice, come solo i bambini sanno essere: “Un caro saluto da una ragazza siriana che vive a Milano. So che è difficile vivere in guerra perché anche io l’ho vissuta. Siete coraggiosi, potete farcela. Prima o poi finirà”.

“Per un bambino, la guerra, prima o poi, deve finire, perché la fine della guerra è la possibilità del futuro. I bambini in Palestina – conclude Alessia – hanno paura, vivono in una situazione di tensione continua. Ma questo non annienta il loro desiderio di un cambiamento”.

L’associazione Amal, che in arabo significa speranza, da oltre dieci anni lavora in Palestina, sia a Betlemme che nei campi profughi intorno alla città. Mentre a Jenin, offre un servizio di trasporto scolastico per aggirare i numerosi blocchi stradali. Tra le nuove iniziative portate avanti, c’è il “Progetto ulivi”, in fase sperimentale, che coinvolge ragazzi e ragazze palestinesi e consiste nel prendersi cura di un campo con ulivi e alberi da frutto. Un modo per mantenere vivo un territorio sotto occupazione e per non far perdere ai più piccoli il legame con la propria terra. In Italia, invece, l’Associazione promuove una serie di incontri con gli studenti delle scuole milanesi, per accrescere la loro consapevolezza sul tema dei diritti e dell’uguaglianza.

Oltre al Laboratorio di aquiloni, il Museo Diocesano ha ospitato tanti altri eventi: un’esposizione di disegni (realizzati dai bambini palestinesi che vivono a nord di Gaza, a Beit Lahia e nel campo profughi di Jabalia), grazie a un lavoro di raccolta che è poi confluito in un progetto dell’Università dell’Aquila; le letture dei Monologhi di Gaza, nati da un laboratorio teatrale promosso dall’Ashtar Theatre di Ramallah, per dare voce ai ragazzi palestinesi; un concerto della Milano String Academy a sostegno del Centro per l’infanzia di Gaza. Infine, un dibattito sul tema dei minori, l’unica chiave di lettura possibile per riaccendere i riflettori sull’attuale situazione nella Striscia di Gaza, a quasi tre anni di distanza dall’ultima operazione israeliana, Protective Edge, che ha provocato la morte di oltre 2.000 civili palestinesi (tra cui 500 bambini).

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