Luna. È questo il nome che Pier Simone Pomida, in arte Pier The Rain, ha voluto dare alla sua mostra. Le sue opere saranno esposte fino al prossimo 7 aprile al Circolo Crunch, nel quartiere di Torpignattara, a Roma. Durante la giornata conclusiva, l’artista ventitreenne, nato e cresciuto nella Capitale, sarà presente per una sezione di Live Painting, accompagnato dalla musica degli FH Projex. Due performance dal vivo, una sonora e l’altra visiva, per dare vita ad un’esperienza sensoriale unica.
Il nome dell’esposizione, Moon, rimanda al rapporto tra l’artista Pier e la natura, vista come fonte di energia. “Ogni volta che dovevo risollevarmi e darmi forza – spiega Pier – prendevo la luna come punto di riferimento e riuscivo ad annullare tutti i problemi che mi circondavano. Intitolare la mostra ‘Moon’ significa provare a trasmettere questa stessa energia a chiunque venga a vedere i miei lavori”.
Se il titolo della mostra rimanda alla relazione con il mondo esterno e, in particolare, con la natura, i soggetti delle sue opere, parlano invece di un rapporto più intimo, quello tra Pier e la sua interiorità. Così, sulle pareti del Crunch sono esposti volti di giovani donne, con uno sguardo malinconico e triste. La figura femminile, in questo caso, rappresenta la sensibilità dell’artista, una parte di noi che spesso non riusciamo ad accettare e che anche per Pier è un dono, ma allo stesso tempo una dura lotta. “La sensibilità è una lama a doppio taglio. A volte può essere una forza che ti spinge a risalire, ma certe volte è una grande forza che ti tira giù”.
Rappresentarla attraverso un viso femminile significa cogliere, in un solo istante, le espressioni e le emozioni racchiuse in un volto. “Spesso, l’altra persona non riesce ad esprimere a parole ciò che prova veramente, ma grazie alla mia sensibilità riesco a capirlo e a stamparlo nel disegno”.
Come base per le sue opere, Pier usa delle fotografie, fonte di ispirazione per realizzare il suo disegno usando la tecnica del realistico, più complicata dello sketch. “Nel disegno realistico – spiega – le linee devono essere più precise e non ci deve essere alcun errore. Nello sketch, invece, si può disegnare più liberamente e anche sbagliare. Lo sketch è una ricerca continua, un continuo evolversi e migliorare”. Di solito, per le opere destinate all’esposizione si ricorre alla tecnica del realistico, in modo da ottenere un disegno ben definito.

I lavori che compongono la mostra, di diverse dimensioni, sono realizzati su semplici fogli di carta, ma anche su una base fatta di vecchi biglietti dell’autobus, posti uno accanto all’altro fino a formare un rettangolo. Sulla superficie, un tratto a matita, a penna, con un pennarello o con dei colori. “Andando avanti nel mio lavoro – racconta il giovane artista – ho capito che non dovevo più usare la gomma da cancellare, perché mi limitava. Più cancellavo e più sentivo il bisogno di farlo. Eliminando la gomma, ho imparato a non sbagliare più”. In questo modo, creando nuove linee che si sovrappongono, l’errore rimane nascosto e non si vede. Con il pennarello, invece, servono ancora più tecnica e precisione. E il prossimo passo è l’uso di pennelli su superfici di grandi dimensioni, arrivando a rappresentare un volto perfetto, senza sbagliare nulla.
L’opera su una grande parete richiede tempi di realizzazione più lunghi, è necessaria circa una settimana di lavoro. Mentre il piccolo formato è più veloce ed economico. Ma i tempi variano anche in base al soggetto. “Per i disegni più piccoli – spiega Pier – ci vuole al massimo una giornata, alcune volte lavorando anche sei o sette ore ininterrottamente. In questo caso, è fondamentale rimanere concentrati. Quando perdo la concentrazione, infatti, il disegno non è più lo stesso che vedevo prima”.
E Pier ha un suo segreto per isolarsi da ciò che gli sta intorno, fino a immergersi completamente nell’arte. “Quando disegno ascolto sempre la musica. Disegnare è come meditare. Si diventa un tutt’uno con sé stessi e con il mondo. Si annullano tutte le paure del passato, del presente e si rimane da soli con il disegno. Nel live painting, ad esempio, metto sempre le cuffie perché mi distrae realmente tutto quello che ho intorno”.
L’artista, cresciuto nella Capitale tra libri d’arte e d’architettura, ha studiato al Liceo Artistico Giorgio De Chirico. Qui, durante i primi anni, ha appreso la tecnica del chiaro scuro e del realistico, attraverso la riproduzione esatta dei modelli su un foglio. Poi, frequentando la facoltà di architettura, le lezioni dedicate al disegno a mano libera sono diminuite e Pier ha continuato a perfezionare le sue tecniche per lo più da autodidatta. E in realtà, è proprio da autodidatta che ha imparato a disegnare, quando era ancora un bambino.
“Da piccolo avevo tanta immaginazione. Ho sempre disegnato e gli altri mi invidiavano perché secondo loro ero molto bravo, eppure io non ci facevo caso. Alla fine del liceo artistico – racconta – mi sono concentrato di più sull’astratto. Eccellevo anche in quello, ma poi mi sono reso conto che non riuscivo a farmi capire dalle persone. Così, proprio perché considero l’arte come un linguaggio, ho inserito il figurativo e il realistico nei miei disegni”. Una continua ricerca, quindi, prendendo come punto di riferimento non un artista, ma le proprie emozioni, la propria interiorità. E senza mai sentirsi veramente bravo, perché “sentirsi bravo è come smettere di migliorare“.
Oggi, l’arte continua ad accompagnarlo nella sua vita e nelle sue giornate. Sia a casa, dove riesce a concentrarsi meglio, senza alcuna distrazione. Sia mentre si sposta da una parte all’altra della città usando i mezzi pubblici. E in questo caso, durante le lunghe attese sull’autobus, per disegni più veloci e a volte meno precisi, lo sketch book diventa il compagno di viaggio ideale.
“Per me, l’arte è la salvezza, è il mio faro. È difficile vivere ogni giorno questa vita. L’arte serve a fuggire un po’ da questa realtà a volte crudele”. Non solo, l’arte è anche mistero. Per questo, è importante non raccontare un disegno prima di un live painting, né tentare di spiegare il significato preciso di un disegno esposto.
“Se raccontiamo ciò che il disegno rappresenta, perde di significato. La gente deve scoprire da sola cosa prova di fronte ad un’opera, in base al proprio punto di vista. È sempre meglio restare in silenzio e osservare le persone mentre guardano il tuo lavoro”.
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