Tutti i luoghi del cuore

Quando viaggio, mi ritrovo spesso ad associare ad una città, ad un Paese, un’emozione, una sensazione. Mi viene molto naturale provare qualcosa per i luoghi che incontro, per le persone che osservo, per il cibo che assaporo lungo il cammino, dall’Europa al Nord-Africa, al Medio Oriente. Sarà che viaggio da quando sono piccola, sarà che mio padre e mio nonno mi hanno trasmesso questa passione per il viaggio, un po’ anche per loro deformazione professionale.

Esplorare, conoscere nuove culture è una delle cose che più mi arricchisce, che più mi rende viva. La profonda empatia, nel bene e nel male, mi permette di entrare in contatto con la terra che mi trovo ad attraversare. Ogni Paese mi ha lasciato qualcosa, ogni città mi ha trasmesso delle vibrazioni positive o negative, a seconda del mio stato d’animo, della ragione per cui ero di passaggio lì. E se per molti, le emozioni sono legate alle persone del cuore, per me, molto spesso sono legate ai luoghi del cuore. Di cui sento la mancanza all’improvviso.  

Tangeri è come quel colpo di fulmine che ti spiazza, quella storia che si consuma in poche settimane, in un tempo sospeso, per poi ripiombare in una malinconica normalità. Tunisi, un amore non sempre corrisposto. A volte sembra respingerti e non sai perché. Incuriosisce e attrae proprio per questo. Un luogo del cuore forse lasciato troppo presto. E anche dopo tanto tempo, non riesci a togliertela completamente dalla testa. Perché in fondo, ti ha fatto diventare un po’ più adulta e in pochi mesi ti ha insegnato più di quanto possa farlo la relazione di una vita.  

Roma, luogo di ritorno, porto non troppo sicuro, una città sempre vissuta come ennesimo punto di partenza, aspettando nuovi “ci vediamo presto, ti scrivo quando arrivo” al check-in di Fiumicino. Un luogo del cuore fatto di amore e odio, in cui proprio non si riesce a restare troppo a lungo. Una città faticosa, addormentata, bella da fuori, difficile vissuta da dentro, come quei legami tossici, di cui ad un certo punto è meglio liberarsi, per respirare un po’. Milano, tappa importante come chi ti ha fatto piangere ma anche crescere, qualcuno di cui conservi il dolce ricordo, ma che non fa più per te. Sempre bello rivederla per due chiacchiere e un caffè. Ma troppo frenetica, troppo veloce, troppo competitiva, troppo. Nessun rancore, anzi, cammina solo ad un ritmo diverso dal tuo.

Marrakech, come l’avventura di una notte in un riad, piena di profumi, di colori, leggerezza, libertà. Ma la desiderano tutti, vanitosa e un po’ sfuggente. Il deserto, un amico accogliente che ti aspetta sempre ed è lì quando ne hai bisogno, lui sì ti ascolta in rispettoso silenzio e non ti stanca mai passeggiargli accanto. È il luogo in cui tutto si ferma, i problemi non esistono, almeno per qualche istante. Tra le sue braccia, puoi respirare l’essenza del mondo e ritrovare finalmente un po’ di calma. Un po’ come Mahdia, solo un giorno è bastato per farsi ricordare.

Poi ci sono tutti i luoghi del cuore che lo diventano senza averli mai visti. Quelli che immagini da lontano. Quelli di cui pensi di sapere tutto e invece ti sorprendono. Di cui hai letto, ascoltato, visto, letto e riletto, ma sono ancora tutti da scoprire. Quei luoghi che ti sei fatto raccontare da altri, che ti sembra di conoscere da sempre, che sei impaziente di incontrare come il primo amore. E che per questo ti fanno anche un po’ paura.

Nablus, solo un puntino su una mappa ormai deforme della Palestina. Quel luogo del cuore che profuma del tuo fiore preferito, che aspetti di ritrovare per scoprirne tutti i vicoli nascosti, altri suoni e nuovi odori. Tutti i nostri luoghi del cuore raccontano un po’ di noi, ci aiutano a conoscerci meglio, a capire il mondo, a capire gli altri, a chiudere porte e fare nuove scelte. Quando ci sentiamo persi, ci tornano in mente e ci aiutano a capire chi siamo davvero, quali strade vogliamo percorrere e soprattutto, ad un certo punto, dove vogliamo fermarci.

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