L’infanzia negata dei bambini di Gaza

Ratib, 9 anni, seduto su un marciapiede, costruisce con un tubo di scarico una protesi per la sua gamba destra, persa a causa di un bombardamento israeliano che ha ucciso sua madre. Jadoua cammina scalzo, portando sulle spalle il fratellino Khaled, durante il grande esodo forzato da Gaza City, a seguito degli ordini di evacuazione emessi da Israele. Un bambino sfollato, sdraiato su un materasso impolverato al lato della strada, guarda la sua ferita infetta ricoperta di mosche. Maryam, 9 anni, seduta su un letto d’ospedale riceve un trattamento per malnutrizione grave. I bambini dell’orfanotrofio Al-Wafaa scoppiano in lacrime durante la cerimonia di consegna dei diplomi.  

Sono solo alcune delle immagini che arrivano dalla Striscia di Gaza, un territorio di 365 km2 abitato da oltre due milioni di palestinesi, oggi in gran parte raso al suolo e quasi interamente (82%, fonte OCHA, Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite) sotto controllo militare israeliano o soggetto a ordini di evacuazione, con i principali valichi chiusi o aperti solo parzialmente, per consentire il passaggio a singhiozzo di operatori umanitari e aiuti.

In quello che anche la Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite ha definitivo un genocidio, i bambini palestinesi di Gaza stanno pagando un prezzo altissimo. Dopo due anni di bombardamenti indiscriminati sui civili, il bollettino dell’OCHA (aggiornato al 17 settembre 2025) parla di oltre 65.000 morti, di cui 18.430 bambini, e oltre 165.000 feriti. I numeri forniti dal Ministero della salute di Gaza non tengono conto delle decine di migliaia di dispersi ancora sotto le macerie di case, ospedali, scuole, centri di accoglienza e altre infrastrutture civili.

Passi rubati – Tra i civili feriti gravemente in questi due anni di offensiva militare sulla Striscia di Gaza, circa 4.000 bambini hanno perso uno o entrambi gli arti, a causa dell’uso di armi esplosive da parte dell’esercito israeliano in aree densamente popolate. Visualizing Palestine, in collaborazione con l’artista Mohtady Assem e con l’organizzazione palestinese Defense for Children International – Palestine (DCI Palestine), ha raccolto e illustrato le storie di alcuni di questi bambini. Tra loro, Misk, 18 mesi, la cui gamba sinistra è stata amputata. Aveva appena imparato a camminare. Sua sorella Hanan, 3 anni, con entrambe le gambe amputate. Dunia, 12 anni, prima ha perso la gamba destra. Poi è morta, quando un missile israeliano ha colpito l’ospedale Nasser in cui era ricoverata. Tra i tanti bambini feriti c’è anche Fuad, 16 anni, a cui è stata amputata una gamba senza anestesia, dopo che un bombardamento israeliano ha ucciso i suoi genitori e i suoi tre fratelli.   

All’orrore dei bombardamenti sui civili, si aggiungono la sistematica distruzione delle strutture sanitarie di Gaza e il blocco all’ingresso di forniture mediche essenziali. Il che costringe i medici ad effettuare amputazioni evitabili e interventi chirurgici senza anestesia o antidolorifici. E con un sistema sanitario al collasso, non è possibile accedere ai programmi di riabilitazione.

I pazienti più gravi che non possono ricevere adeguate cure mediche nella Striscia di Gaza, in teoria, dovrebbero essere evacuati attraverso un complesso sistema di evacuazione gestito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in collaborazione con il personale medico locale e gli Stati disposti ad accogliere i pazienti. Nella pratica, la decisione finale spetta sempre alle autorità israeliane per il cosiddetto nulla osta di sicurezza.  Al 10 settembre 2025, risultano evacuate 7.672 persone (con gravi ferite da trauma, tumori, malattie cardiovascolari) di cui 5.332 sono bambini. Mentre sono 15.600 i pazienti in attesa di uscire dalla Striscia. I civili sono stati evacuati principalmente in Egitto, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Giordania, e diversi Paesi europei tra cui l’Italia.

Di fronte a una catastrofe umanitaria senza precedenti e con un’offensiva di terra su Gaza City in corso, i rappresentanti delle venti principali organizzazioni umanitarie attive nella Striscia hanno rivolto un appello ai leader mondiali, chiedendo ai Governi di intervenire con misure concrete e urgenti, attraverso tutti gli strumenti politici, economici e giuridici a loro disposizione, per fermare il genocidio in corso e per non rendersi complici di un genocidio.

“Molti di noi sono stati a Gaza – si legge nel testo congiunto – Abbiamo incontrato tantissimi palestinesi che hanno perso gli arti a causa dei bombardamenti israeliani. Abbiamo incontrato personalmente dei bambini così traumatizzati dai bombardamenti aerei quotidiani da non riuscire a dormire. Alcuni non riescono a parlare. Altri ci hanno detto che vogliono morire per raggiungere i loro genitori in paradiso. Abbiamo incontrato famiglie che mangiano cibo per animali per sopravvivere e cucinano le foglie come pasto per i loro figli”.

Morire di fame a Gaza – Il 22 settembre scorso, l’IPC (Integrated Food Security Phase Classification, un consorzio di organizzazioni che fornisce un’analisi dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione acuta nel mondo in base a precisi indicatori) ha dichiarato ufficialmente una carestia causata dall’uomo nel Governatorato di Gaza (Fase 5 dell’IPC, la più grave). È la prima volta che una carestia viene riconosciuta dall’IPC in Medio Oriente. In passato era stata confermata in Somalia (2001), Sud Sudan (2017 e 2020) e Sudan (2024).

“Dopo 22 mesi di conflitto incessante – si legge nel rapporto – oltre mezzo milione di persone nella Striscia di Gaza si trovano ad affrontare condizioni catastrofiche caratterizzate da fame, miseria e morte”. Mentre “altre 1,07 milioni di persone si trovano in stato di emergenza (fase 4 dell’IPC) e 396.000 persone in stato di crisi (fase 3 dell’IPC)”. Le previsioni parlano di una carestia che dovrebbe estendersi anche nel sud della Striscia, a Deir al-Balah e Khan Younis, entro fine settembre. Rispetto ai bambini palestinesi di Gaza, l’IPC stima che “a giugno 2026, almeno 132.000 bambini sotto i cinque anni potrebbero soffrire di malnutrizione acuta. Ciò include oltre 41.000 casi gravi di bambini ad alto rischio di morte”. Anche per i bambini che sopravvivono alla malnutrizione, l’impatto della fame nel lungo periodo può essere molto grave, in termini di difficoltà di apprendimento, danni allo sviluppo cognitivo e traumi emotivi permanenti.

Secondo quanto riportato dall’OMS, le morti per malnutrizione (verificate e registrate nel corso del 2025) sono finora 369 di cui 97 bambini (dato aggiornato al 12 settembre). Mentre oltre 51.000 bambini sono iscritti a programmi di trattamento per la malnutrizione. Come per i feriti da trauma, anche nel caso della malnutrizione, l’accesso ai trattamenti è ostacolato dall’offensiva militare, che prende di mira proprio i centri in cui i bambini dovrebbero ricevere le cure necessarie. Nella città di Gaza, o nei dintorni di Gaza City, la metà dei centri sono stati chiusi o resi inagibili dai bombardamenti. Non solo. In un contesto in cui la carestia e la fame vengono usate come arma di guerra, oltre 2.500 persone sono state uccise e oltre 18.000 sono rimaste ferite, mentre erano in attesa di ricevere un pacco di cibo dalla Gaza Humanitarian Foundation, nei punti di distribuzione che Medici Senza Frontiere ha definito una trappola mortale.

Non solo numeri – Nel reportStarving a generation. Israel’s famine campaign targeting Palestinian children in Gaza”, realizzato dall’organizzazione DCI Palestine in collaborazione con Doctors Against Genocide e frutto di un lavoro di monitoraggio condotto tra ottobre 2023 e maggio 2025, non ci sono solo i numeri, ma anche nomi, età, volti e storie di alcuni bambini palestinesi, che a Gaza sono in trattamento presso i centri di malnutrizione o sono morti di fame. Tra loro, Sahar Al-Zabda, morta a solo un mese di vita per mancanza di latte artificiale, e Musab Salem Abu Asr, 4 anni, morto per malnutrizione alle 4:30 dell’11 febbraio 2024 all’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahia nel nord della Striscia di Gaza. La madre di Musab ha affidato agli operatori di DCI Palestine il racconto di quei giorni.

“I prezzi erano folli e nessuno poteva permettersi di comprare nulla – ha raccontato – Musab è stato ricoverato all’ospedale Al-Ahli Arab il 3 febbraio, prima di essere trasferito all’ospedale Kamal Adwan perché il reparto di terapia intensiva era stato chiuso a causa di interruzioni di corrente. La sua salute è peggiorata e ha perso peso fino a diventare uno scheletro a causa della mancanza di cibo e medicine. Mio figlio Musab era il mio primo figlio – ha aggiunto – Era intelligente e brillante all’asilo. Tutti i suoi insegnanti lo adoravano. Era socievole, amava giocare con i suoi compagni di classe e andare in bicicletta. Amava molto mangiare le fragole e le banane”.

Crimini di guerra e crimini contro l’umanità – Il rapporto di DCI Palestine riporta una cronologia dettagliata dei fatti e anche un lungo elenco di tutte le violazioni gravi e sistematiche del Diritto Internazionale Umanitario commesse da Israele, che ha colpito prima i mezzi di sostentamento e le risorse vitali per i palestinesi (tra cui terreni e pozzi agricoli, impianti di desalinizzazione, attività di pesca) e poi gli ospedali. A questo, si aggiungono i blocchi umanitari totali che hanno impedito per mesi l’accesso di cibo e altri beni essenziali, con il chiaro e dichiarato intento di affamare la popolazione. Era stato lo stesso ex Ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, nel 2023, ad affermare: “Ho ordinato un assedio totale sulla Striscia di Gaza. Non ci sarà elettricità, né cibo, né carburante, tutto sarà chiuso. Stiamo combattendo contro animali umani e agiamo di conseguenza”.  

Di tutto questo, Gallant e il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dovranno rispondere di fronte alla Corte Penale Internazionale che ha emesso nei loro confronti dei mandati di cattura internazionale per gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra che costituiscono crimini di guerra. In particolare, la Quarta Convenzione di Ginevra impone alla potenza occupante di garantire la fornitura di cibo, acqua potabile e medicinali e l’accesso a sistemi sanitari pubblici alla popolazione sotto occupazione.

Scholasticide Oltre alle Convenzioni di Ginevra e ai Protocolli Addizionali, che si applicano in caso di conflitti armati o occupazioni militari, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia riconosce in tutte le circostanze una protezione speciale ai bambini, a cui deve essere garantito il diritto alla vita e al pieno sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale. Il documento, adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989, tutela il diritto dei bambini a un’alimentazione adeguata, alla salute, alle cure mediche e riconosce inoltre il loro diritto fondamentale all’istruzione (Articolo 28).

Con oltre 2.300 strutture scolastiche distrutte dai bombardamenti, più del 90% di scuole che richiedono una ricostruzione completa o una ristrutturazione e 3.200 insegnanti feriti, oltre 658.000 bambini in età scolastica non hanno oggi accesso all’istruzione. Di fatto, il loro diritto a ricevere un’educazione è negato. Già ad aprile 2024, per descrivere quella che appariva come una sistematica e intenzionale distruzione del sistema educativo palestinese, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite aveva utilizzato il termine scholasticide, che si compie attraverso l’arresto, la detenzione o l’uccisione di insegnanti, studenti e personale scolastico, nonché la distruzione delle infrastrutture educative.

“I persistenti e spietati attacchi alle infrastrutture scolastiche di Gaza hanno un impatto devastante a lungo termine sui diritti fondamentali delle persone all’istruzione e alla libera espressione, privando un’altra generazione di palestinesi del proprio futuro – si leggeva nel comunicato – Questi attacchi non sono incidenti isolati. Rappresentano un modello sistematico di violenza volto a smantellare le fondamenta stesse della società palestinese”. Bisogna inoltre ricordare che gli attacchi alle scuole (come peraltro quelli a ospedali, strade, infrastrutture civili, luoghi di cultura tra cui biblioteche e librerie e luoghi di culto) non sono affatto limitati al periodo compreso tra il 2023 e il 2025. Da decenni, i civili palestinesi e i bambini palestinesi vedono i loro diritti violati per via dell’occupazione militare.

All’infanzia negata dei bambini palestinesi, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese, ha dedicato un importante rapporto in cui analizza la situazione dei diritti umani in Palestina dal 1967 al 2023 con un focus sui bambini di Gaza e Cisgiordania, privati quotidianamente della normalità, dell’innocenza e della spensieratezza dell’infanzia, tra offensive militari israeliane, arresti, detenzioni amministrative, check point, espropriazioni di terre.

I bambini sono solo bambini – Se le cronache, i numeri, le storie ci parlano di morti, sofferenze e diritti negati, i bambini palestinesi, nonostante tutto, conservano la straordinaria capacità di sorridere. Dalla Striscia di Gaza, in questi giorni, è arrivato un video. Mostra un gruppo di bambini disposti in cerchio mentre muovono con le mani le estremità di un paracadute, usato per lanciare dall’alto i container con gli aiuti umanitari. A turno, i bambini saltano sul paracadute come se fosse una giostra e ballano. Di fatto, trasformando un’esperienza drammatica in un piccolo momento di gioia. I bambini palestinesi ci insegnano a vivere, mentre noi ci ostiniamo a non voler riconoscere il loro diritto alla vita.

*Già dopo la devastante offensiva militare israeliana del 2014, “Margine Protettivo”, le Nazioni Unite avevano descritto Gaza come un luogo che rischiava di diventare “inabitabile” nel 2020, per via delle drammatiche condizioni di vita imposte ai suoi abitanti e di una situazione socio-economica in continuo peggioramento. Già dal 2007, la Striscia era sottoposta ad un blocco aereo, terrestre e navale che di fatto non permetteva la libera circolazione di merci e persone.

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